IL CAPITANO DI TUTTI NOI

Javier Adelmar Zanetti nasce a Buenos Aires, in Argentina, il 10 agosto del 1973. Muove i suoi primi passi nel Talleres, compagine della serie B argentina. Corre l'anno 1992. Nella stagione successiva si trasferisce al Bansfield, in serie A, dove esordisce il 12 settembre del 1993 (Banfield-River 0-0), collezionando 37 presenze e un gol (Newell's-Banfield 1-1, al '15 del primo tempo firma lo 0-1 momentaneo, sua prima rete nella massima serie argentina). Gioca ancora un anno in Argentina (29 presenze e 3 gol), per poi approdare all'Inter. Massimo Moratti inizia la sua prima campagna acquisti con questo giovane sudamericano, difensore di fascia destra, nello scetticismo generale. La leggenda vuole che il neo-presidente abbia visto Zanetti in videocassetta, rimanendone folgorato, esattamente come poi succederà con Recoba. La giovane età del giocatore e la convinzione che la sua esplosione nel campionato italiano debba avvenire gradualmente, fanno sì che i dirigenti nerazzurri pensino inizialmente ad un prestito per farlo maturare. Già nelle sue prime uscite però, il giocatore mostra le sue straordinarie capacità di corsa e un grande spirito di abnegazione, che lo fanno rimanere a Milano. L'esordio in campionato avviene contro il Vicenza (l'Inter vince 1-0, gol di Roberto Carlos). Ma l'avvio stagionale dell'Inter non è incoraggiante, la squadra fatica a trovare la porta, la coppia gol formata da Ganz e Carbone appare troppo leggera, tanto che Ottavio Bianchi schiera Carlos come seconda punta alla terza di campionato (Inter-Piacenza 0-0), con scarsi risultati. Per di più, l'altro argentino acquistato in estate, Sebastian Rambert, non brilla e viene presto relegato nel dimenticatoio. Dopo una sconfitta a Napoli e alla vigilia dell'incredibile eliminazione in Uefa contro il Lugano, viene esonerato l'allenatore, sostituito prima da Suarez per due partite e poi da Roy Hodgson, ct inglese della nazionale svizzera. L'Inter si riprende grazie anche all'acquisto in novembre di Marco Branca dalla Roma, a cui viene ceduto Marco Del Vecchio. Javier firma il suo primo gol in maglia nerazzurra contro la Cremonese, a San Siro, e si ripeterà al ritorno ancora contro i grigiorossi, chiudendo il suo bottino stagionale di reti. Entrambe le realizzazioni giungono dopo una cavalcata inarrestabile, in cui gli avversari cercano di fermarlo in tutti i modi, invano. Ancora più importante diventa il suo contributo in termini di cross con la presenza di un ariete come Branca, autore di 17 gol alla fine del campionato. L'Inter prende un buon passo, recupera il terreno perso in autunno, vince di misura il derby, ma una sconfitta casalinga con la Fiorentina segna l'inizio di un calo che conduce fino al settimo posto finale, ultimo disponibile per la qualificazione alla coppa Uefa. Proprio nella finale di questa competizione Moratti scopre il talento di Youri Djorkaeff, che trascina il Paris Saint Germain alla conquista del titolo (PSG-Celtic 1-0, gol di 'Ngotty, futuro milanista). Sul trequartista transalpino l'Inter costruisce le basi per la stagione successiva, rinforzata anche dagli arrivi di Ivan Zamorano e Aaron Winter, e guidata ancora da mister Hodgson. Zanetti comincia la sua seconda stagione in nerazzurro non più come difensore destro, ma come centrocampista di fascia. L'esordio in campionato avviene a Udine, dove l'Inter vince 1-0, mentre la prima in casa contro il Perugia registra uno show del "tractor", che firma l'unico gol della gara con uno slalom in mezzo ai giocatori perugini. La partenza è ottima, Djorkaeff incanta e Zamorano stende il Parma (3-1 in casa, va in gol anche Zanetti). A novembre arriva la testa solitaria della classifica, grazie ad una vittoria al '90 a Verona (1-0). Il gol-partita porta ancora la firma dell'argentino, che supera due, tre, quattro giocatori in dribbling, prima di scagliare un destro violentissimo sotto la traversa, probabilmente il più bel gol segnato nella sua storia da nerazzurro. La vetta viene però persa in fretta, l'Inter accusa una certa mancanza di solidità in difesa e l'affollamento di centrocampisti centrali porta Hodgson a spostare Winter a sinistra, dove l'olandese è l'ombra di se stesso. Branca si infortuna presto, Djorkaeff e Ganz davanti fanno faville, ma l'Inter subisce troppo dietro e alla fine chiude al terzo posto in campionato ed esce dalla coppa Italia per mano del Napoli, nonostante un gol di Zanetti. Si punta sulla coppa Uefa, dove i nerazzurri raggiungono la finale contro lo Schalke 04: a Gelsenkirchen Wilmots firma l'1-0, pareggiato al Meazza da Zamorano, ma dopo l'espulsione di Fresi e alcune discutibili decisioni arbitrali la gara giunge fino ai calci di rigore. L'errore di Winter ci costa la sconfitta, con successive dimissioni di Hodgson. Durante l'atto conclusivo si assiste ad un battibecco tra Zanetti (sostituito nei supplementari) e l'allenatore, ma i due si spiegano già prima della lotteria dei penalty. Il "giaguaro" Castellini siede sulla panchina per il finale di stagione, in attesa dell'arrivo a giugno di Gigi Simoni. Con il cambio di allenatore si assiste al colpo dell'anno: Ronaldo. Moratti non bada a spese, e rafforza l'organico con gli innesti di Cauet, Moriero, Simeone, West, Zè Elias e Recoba. Per Zanetti si profila una stagione particolare, perchè l'arrivo di Moriero lo spinge sulla fascia sinistra. Proprio quest'ultimo, dopo qualche giornata di campionato, afferma che il motivo per cui gioca titolare è l'accettazione da parte del miglior giocatore di fascia destra del mondo di cambiare fascia. L'Inter parte col brivido: alla prima di campionato va sotto a San Siro contro il Brescia, l'arbitro annulla un gol regolare a Ronaldo e ci vogliono due siluri del "Chino" Recoba per ribaltare la situazione. Da qui in poi, otto vittorie consecutive tra campionato e coppe, striscia interrotta dall'1-1 casalingo contro la Lazio (Ronaldo su rigore risponde a Nedved). L'impronta della squadra è data dal "Fenomeno", che risolve diverse partite da solo, mascherando le difficoltà dovute alla scarsa forma di Youri Djorkaeff e all'inizio non esaltante di Simeone. Verso novembre-dicembre i nerazzurri trovano il periodo migliore: Ronaldo continua a stupire, Moriero impazza sulla destra, Winter torna a giganteggiare in mezzo al campo, Simeone si sveglia dal torpore e comincia a segnare a raffica, Bergomi si reinventa libero, Pagliuca è insuperabile. La prima sconfitta arriva alla vigilia della sosta invernale a Udine, dove l'Inter deve fare a meno di Ronaldo a causa della Confederation Cup. Nel giorno dell'epifania i nerazzurri battono la Juve a San Siro (gol vincente di Djorkaeff) e si portano a +4. Incredibilmente, proprio a partire dal trionfo contro i bianconeri, parte la fase discendente. Ronaldo scompare per un mese e arrivano due sconfitte in casa contro Bari e Bologna, solo Recoba ci salva a Empoli con un gol da metà campo. La serie negativa ci costa il sorpasso della Juventus. In coppa Italia il Milan ci sbatte fuori con un netto 5-0, protagonista Ganz, partito a novembre. All'inizio del girone di ritorno, l'Inter rialza la testa e ricomincia a vincere in campionato e in Europa. Due squadre francesi costringono gli uomini di Simoni alla rimonta e, dopo il Lione, Zanetti partecipa alla vittoria casalinga contro lo Strasburgo, siglando il secondo dei tre gol. In campionato la Juventus resta in testa con l'Inter subito dietro e dove non possono i bianconeri arrivano gli arbitri: rigori, dati e negati agli avversari, e gol fantasma condizionano le partite di Del Piero e soci contro Atalanta, Lazio, Brescia, Udinese, Empoli, con l'atto finale della sfida di Torino e il famoso rigore di Iuliano su Ronaldo non accordato da Ceccarini. La polemica s'infiamma, ma non vede mai convolto Zanetti, che nella sua grande sportività evita di esprimersi sull'argomento. L'Inter si sente, a ragione, derubata e si rifà in parte nella splendida finale Uefa di Parigi contro la Lazio. Nel 3-0 conclusivo c'è la firma fondamentale del futuro capitano, che suggella una grande prestazione comparendo nel tabellino assieme a Zamorano e Ronaldo. Bergomi, squalificato nell'occasione, alza festante il trofeo. Arrivano i mondiali di Francia, l'Argentina di Zanetti è tra le favorite e Javier segna un gran gol contro l'Inghilterra negli ottavi. La sua avventura si conclude nei quarti contro l'Olanda (2-1), lasciandogli un pò d'amaro in bocca. Ritorna a Milano dove trova un'Inter che ha cambiato poco, ma che deve rinunciare a Ronaldo, vittima di un misterioso malanno alla vigilia della finale mondiale, oltre che di una serie di infortuni muscolari. Arriva Roberto Baggio, ma la squadra sente la mancanza del suo artista principe, oltre che di Moriero, fuori per quasi tutta la stagione. Zanetti torna a destra, ciò nonostante l'inizio non è dei migliori. Il ritorno in coppa Campioni ci vede protagonisti in negativo contro il Real Madrid: catenaccio per quasi 90 minuti, alla fine i madrileni ci trafiggono due volte e piovono polemiche su Simoni. Anche in campionato si fatica, la Fiorentina vola e i nerazzurri riescono a stento a rimanere tra i primi. Proprio nel momento in cui si ricomincia a salire, con un 3-1 al Real a San Siro e la vittoria al 95' contro la Salernitana (2-1 di Zanetti), Moratti esonera Simoni per la mancanza di gioco e chiama Mircea Lucescu. La mossa non si rivela per nulla azzeccata, perchè i nerazzurri soffrono la sindrome della trasferta e restano indietro in campionato. Si prosegue solo in coppa campioni, Zanetti sigla il suo primo gol nella competizione europea a Graz (2-0 per l'Inter). Anche l'Europa non ci sorride per molto: nei quarti di finale ci tocca il Manchester, che vince 2-0 in casa, con Schmeichel migliore in campo e un gol regolare annullato a Simeone. Nel ritorno a San Siro c'è anche Ronaldo, in pessima forma così come Baggio, e ci vuole una rete di Ventola per accendere le speranze. Zè Elias manca clamorosamente il raddoppio e alla fine Scholes ci punisce, buttandoci fuori. La squadra non riesce a reagire alla batosta e alla fine anche Lucescu viene esonerato. Castellini traina la squadra fino alla terz'ultima di campionato, quando arriva Hodgson per le ultime due gare e lo spareggio Uefa perso contro il Bologna. Nonostante la stagione sia molto negativa, Zanetti eguaglia il proprio primato di gol in un'anno (tre centri in campionato, di cui uno nel derby, uno in Champions League). Si parla di rivoluzione e per la prima e unica volta nella sua avventura nerazzurra anche il "tractor" rischia di partire: il Barcellona offre 60 miliardi, Moratti vacilla, ma alla fine prevale la volontà del giocatore di rimanere a Milano. In panchina si assiste all'arrivo di Lippi, che cura personalmente la campagna acquisti. Bergomi si ritira, Pagliuca lascia il posto a Peruzzi, Simeone parte per Roma (sponda Lazio), arrivano Domoraud, Blanc, Panucci, Jugovic, Di Biagio, Georgatos e soprattutto Christian Vieri. La nuova stagione inizia di nuovo con Ronaldo a mezzo servizio e per accendere i tifosi ci vuole un grande Bobo, autore di una tripletta al debutto (Inter-Verona 3-0). Alla terza l'Inter spaventa il campionato con una prova straordinaria, annichilendo il Parma con un netto 5-1 (e Buffon limita i danni). Vieri e Zamorano si trovano a occhi chiusi, a centrocampo sale in cattedra Di Biagio e a sinistra Georgatos incanta con il suo sinistro. Con i problemi fisici di Vieri, iniziano anche le difficoltà: la squadra stenta, l'unico a brillare in difesa è Blanc, mentre steccano sia Panucci che Domoroud. Jugovic è spesso fuori per malanni fisici e lo stesso vale per Paulo Sousa. Zanetti viene più volte spostato al centro del campo per sopperire alla mancanza di compagni di reparto, e il suo rendimento resta altissimo anche nella nuova posizione. Lo spogliatoio si spacca per la presenza di evidenti contrasti tra Lippi ed alcuni elementi, tra cui Baggio e Panucci. A gennaio l'Inter acquista Ivan Cordoba, difensore centrale, dal San Lorenzo, e il colombiano si rivela un gran giocatore. Purtroppo continua la solita insofferenza da trasferta, mentre a San Siro si assiste a vere e proprie scorpacciate di gol (nel 6-0 al Lecce c'è anche la firma del "tractor"). La miglior partita dei nerazzurri, dopo quella con il Parma, è la sfida contro la Roma; nel 4-1 finale c'è il contributo fondamentale di Zanetti, che domina al centro del campo. A sorpresa i nerazzurri raggiungono la finale di Coppa Italia, avversaria la Lazio, per l'occasione torna anche Ronaldo. Il risveglio del fenomeno è pessimo: entra nella ripresa ed esce in ambulanza dopo sei minuti e mezzo, con il tendine rotuleo spezzato a metà. La partita finisce 2-1 e al ritorno a San Siro i biancazzurri conquistano lo 0-0 e il trofeo. Alla fine l'Inter agguanta il quarto posto in campionato in compagnia del Parma, grazie ad un gol annullato a Cannavaro alla penultima di campionato a Torino, le cui ragioni sono inspiegabili. Dopo l'ultima giornata, 2-0 a Cagliari, arriva lo spareggio: Baggio, nella sua ultima gara in nerazzurro, porta l'Inter in Champions League con una grande doppietta e Zamorano fissa il risultato sul 3-1. Lippi viene riconfermato, ma viene attuata una nuova rivoluzione. L'acquisto principale è rappresentato da Farinos, centrocampista proveniente dal Valencia. Per rafforzare il centrocampo vengono acquistati anche Andrea Pirlo e Christian Brocchi, mentre in attacco arrivano Hakan Sukur e Roy Keane. Viene ceduto dopo un solo anno Angelo Peruzzi, per dar spazio a Frey. Grigorios Georgatos torna in Grecia, divorato dalla nostalgia, e con lui parte anche Panucci. L'anno inizia malissimo per il capitano, che s'infortuna durante la preparazione e sta fermo fino a dicembre, e per l'Inter: nel preliminare di Champions League l'Helsingborg vince 1-0 in casa e impatta 0-0 a Milano, con un rigore sbagliato da Recoba all'ultimo minuto. Arriva Vampeta dal Brasile, ma anche la Supercoppa Italiana vola via (4-3 per la Lazio). Alla prima di campionato Lippi viene esonerato, a seguito della sconfitta di Reggio Calabria. Gli subentra Tardelli, che comincia con un bel 3-0 casalingo contro il Napoli, con tutto lo stadio in piedi ad applaudire un meraviglioso gol di Laurent Blanc. Il prosieguo del campionato evidenzia gli enormi problemi dei nerazzurri, con Vampeta che fallisce clamorosamente, Farinos che non decolla e Keane che viene relegato in panchina. Contro ogni aspettativa, Tardelli lascia fuori anche Pirlo, che di lì a poco andrà in prestito alla Reggina. Alla vigilia della gara interna con la Roma, Moratti acquista Vratislav Gresko, difensore di fascia sinistra, che esordisce proprio contro i giallorossi (2-0 per l'Inter). La stagione nerazzurra diventa anonima, priva di sussulti, ma anche di catastrofi. Almeno fino a quando non si arriva al rush finale: l'Alaves ci elimina dalla coppa Uefa, dopo aver recuperato dall'1-3 al 3-3 in Spagna e aver espugnato San Siro (1-2). Le conseguenze del disastro cominciano dagli spalti, dai quali volano i seggiolini. Pochi giorni dopo arriva il derby, che si conclude con un 6-0 amarissimo per i colori nerazzurri. Nell'occasione si registra la più brutta prestazione del "tractor" nell'Inter. Il campionato finisce con i nerazzurri che acciuffano la qualificazione Uefa, prima dell'ennesima rivoluzione. Per guidare i nerazzurri, Moratti chiama Hector Cuper, allenatore del Valencia reduce da due finali consecutive perse in Coppa Campioni. La campagna acquisti è mirata a coprire i buchi nella rosa, ma l'operazione riesce solo in parte: ritorna Georgatos sulla fascia sinistra, Brocchi va al Milan in cambio di Guly, Frey al Parma, nell'operazione che porta all'Inter Sergio Conceicao. In porta arriva Francesco Toldo, direttamente dalla Fiorentina in fallimento, davanti a lui c'è Marco Materazzi, difensore-goleador del Perugia. La comproprietà con la Roma di Cristiano Zanetti si risolve a favore dei nerazzurri, che riscattano il giocatore. In attacco tornano, per fine prestito, Mohammed Kallon e Nicola Ventola, che si aggiungono al diciannovenne brasiliano Adriano. Il capitano torna a giocare da esterno di una difesa a quattro, mostrando una grande voglia di riscatto per la stagione precedente, la sua peggiore in Italia. Dopo aver espugnato il Bernabeu in amichevole con una magia di Adriano, i nerazzurri cominciano il campionato con un bel 4-1 al Perugia (doppiette di Kallon e di Vieri). Le qualificazioni mondiali bloccano temporaneamente il campionato, e purtroppo anche Vieri. E' proprio in questo periodo che l'Inter scopre una grande solidità di squadra e un cannoniere di razza, Kallon. L'attaccante della Sierra Leone trascina i compagni a suon di reti e Cuper colleziona vittorie in serie, se si eccettuano i due pareggi sui campi stregati di Parma e Udine. Il primo stop arriva nel derby (4-2), con un quarto d'ora di follia collettiva, ma il ritorno di Vieri ridà il sorriso a tutti e la marcia ricomincia spedita. Riprende a giocare anche Recoba, fermato per due mesi per il caso dei passaporti falsi. L'ultimo, grande ritorno è quello di Ronaldo, che scalda i motori in coppa Uefa e soffre per qualche acciacco muscolare, ma alla sua prima apparizione in campionato va subito a bersaglio a Brescia (3-1, doppietta di Vieri). I nerazzurri escono indenni sia dall'Olimpico che dal Delle Alpi, ma perdono in casa contro il Chievo di uno scatenato Corradi. A Natale l'Inter è ancora davanti a tutti, grazie all'ennesimo exploit di Vieri, ma si ferma nuovamente Ronaldo. Al ritorno dalla sosta inizia un'altalena di cambi al vertice che coinvolge, oltre ai nerazzurri, Juventus e Roma. Zanetti chiude il girone di andata con una media voto strabiliante e con una sola prestazione sottotono (contro il Venezia) tra campionato e coppa. Arriva così il solito calo di forma, che non coinvolge il capitano, ma porta la squadra a perdere a Bologna e a pareggiare contro Venezia e Torino. La marcia ricomincia presto, Ronaldo sembra vicino al ritorno, Vieri continua a segnare e l'Inter arriva alla vigilia delle due partite più importanti in piena corsa per il titolo. La Juventus scende in campo a San Siro spavalda e per venti minuti subisce una lezione di calcio, con Seedorf che firma il gol del vantaggio. Al primo errore della difesa nerazzurra Trezeguet pareggia e l'Inter si spegne. Nella ripresa arriva anche il gol di Tudor e ci vuole una magia di Seedorf al '94 per aggiustare le cose. I nerazzurri sono caricatissimi e la gara con la Roma diventa una festa: 3-1, doppietta di uno strepitoso Recoba. Il capitano continua ad essere tra i migliori in campo e firma anche un gol in coppa (Inter-AEK Atene 3-0). Non così i suoi compagni, forse troppo sicuri di avere già lo scudetto in tasca. Ronaldo batte da solo il Brescia, poi l'Inter perde in casa contro l'Atalanta e subisce il pareggio del Chievo all'ultimo minuto. Il Feyenoord ci elimina dalla Coppa Uefa in semifinale, ma grazie alla vittoria contro il Piacenza si arriva all'ultimo atto con un punto di vantaggio. Una settimana dopo, l'Olimpico diventa il teatro del sorpasso juventino. Capitan Zanetti registra la sua seconda prestazione negativa dell'anno, al termine di una stagione strepitosa, in cui non trova mai il gol ma in compenso mette la museruola a chiunque passi dalle sue parti. L'amarezza è grande, ma il capitano è tra i primi a sentire la voglia di riscattarsi. Cuper viene giustamente confermato e la rosa cambia di pochissimo. Partono solo Georgatos e il disastroso Gresko (scambiato con Almeyda), in difesa arriva Fabio Cannavaro, Coco va a chiudere la falla sulla fascia sinistra (al Milan va in cambio Seedorf). A parametro zero arrivano anche Morfeo e Adani. Al termine del mondiale nippo-coreano, in cui l'Argentina di Zanetti esce già nel girone eliminatorio, Ronaldo chiede di partire, ponendo un aut-aut tra lui e Cuper. La società punta sul tecnico, il "fenomeno" sbarca a Madrid e viene rimpiazzato da Hernan Crespo. La partenza è ottima: in campionato arriva subito la vetta e in Champions League, dopo il sofferto pareggio in casa del Rosenborg, i nerazzurri battono l'Ajax di misura. La prima battuta d'arresto arriva nel derby, anche a causa dell'assenza dei nazionali argentini, lasciati a riposo da Cuper. Zanetti continua a stupire per l'incredibile capacità di rendimento e torna al gol prima a Lione e poi contro l'Empoli in campionato. I nerazzurri mantengono una posizione di tutto rispetto in entrambe le competizioni, ma escono dalla Coppa Italia alla prima apparizione. Dopo aver raggiunto la seconda fase di Champions League, i nerazzurri raggiungono la vetta della Serie A espugnando il Tardini per la prima volta nella storia nerazzurra. La ripresa è ancora una volta uno shock: Crespo s'infortuna gravemente, Moratti acquista Gabriel Batistuta. Ma non è una buona intuizione, e i nerazzurri, pur mantenendo una buona media contro le piccole, perdono tutti i punti per strada negli scontri diretti, rimediando due figuracce a Udine ed al Delle Alpi di Torino. Resta solo la Champions League, mentre la Juventus viaggia verso il tricolore e l'Inter guadagna tranquillamente la seconda piazza. Battuto il Valencia nei quarti con un monumentale Toldo, in semifinale la sorte è beffarda: c'è il derby con il Milan. Vieri da forfait, Crespo torna in condizioni menomate, Recoba gioca solo per obbligo morale. L'Inter cambia modulo, passando alla difesa a tre e sfiorando più volte il gol nella gara d'andata. Lo 0-0 finale non è favorevole ai nerazzurri, che nel ritorno vanno anche in svantaggio e si riprendono solo grazie ad un ragazzino diciottenne di nome Obafemi Martins. Il pari con gol spinge il Milan in finale. Per Zanetti, autore di una gara di ritorno straordinaria, arrivano le lacrime...